È accaduto tre anni fa, durante una vacanza al mare con la mia famiglia. Facile, direte voi. Certo, ma prima bisogna sentirne l’esigenza. Sentire che staccare la spina è la cosa giusta da fare.

Lo ammetto, è stato piuttosto facile vivere OffLive in vacanza. Che poi OffLive è una parola fresca di conio e tre anni fa nemmeno sapevo cos’era. Intuivo però, dentro di me, un bisogno molto forte; e di tanto in tanto lo avverto ancora oggi, oggi che sono diventato molto più bravo a vivere OffLive perfino la quotidianità più feriale: staccare la spina e vivere appieno il momento, senza derive social né interferenze internettiane.
Ma andiamo con ordine. È la fine di giugno (siamo nel 2015) e nell’aria c’è profumo di ferie. Sento con prepotenza che dovranno essere riposanti – di più: rigeneranti. Intuisco che, per essere tali, lo smartphone che sempre più spesso mi ritrovo tra le mani potrebbe essere un ostacolo non da poco. Nel corso dell’anno precedente, per diversi mesi, ho bandito dal dispositivo le app social: Facebook, Instagram e Twitter. Ora le ho tornate a installare e sto per pentirmene, quando sul web incappo in un articolo che parla dei dumbphone, i cellulari considerati “stupidi” in contrapposizione agli smartphone (gli intelligentoni). Oggetti – alcuni di questi, e sempre più spesso – progettati per
  1. essere costosi
  2. essere fichissimi
  3. telefonare
  4. fare pochissime altre cose (tipo dirvi l’ora)
  5. nessuna delle quali social
Approfondisco la ricerca e scelgo MP01 di Punkt che, sulla carta, è in grado di sincronizzare la propria sim con quella di un tablet o di uno smartphone. Perfetto, mi dico: basterà spegnere lo smartphone per il tempo necessario e mi ritroverò sul dumbphone, intatta, la rubrica; alla riaccensione avrò mantenuto traccia delle chiamate fatte nel frattempo e delle modifiche apportate ai contatti. Peccato che il mio gestore telefonico mi informa che questa cosa della doppia sim non è possibile in Italia (nel 2015, oggi non saprei), a differenza di altri paesi (Punkt è un produttore svizzero con un importante mercato in nord Europa e in USA, dove invece pare sia possibile).
Rinuncio al costosissimo (e fichissimo) MP01 e mi dirotto su un prosaico Nokia 125. Costo? Circa 30 €. Almeno. Mi preparo così a partire per le suddette ferie rivierasche: modifico lo stato di WhatsApp avvisando che sarò offline per un certo tempo (resto vago, magari ci prendo gusto), imposto un’analoga email di risposta automatica, posto un messaggio su Facebook e trascuro con disinvoltura Instagram. E per due settimane, a conti fatti, vivo serenamente senza email, notifiche, richieste di amicizia, repost, chat. Serenamente, sì. Forse perché ero in vacanza, chissà. Perché vivere con in tasca un dumbphone può essere illuminante, certo – liberatorio, perfino. Ma altrettanto frustrante. Leggete cosa scrive chi lo ha fatto per un anno.
E comunque qualcosa, in quelle due settimane e soprattutto nei periodi OffLive che sono seguiti, l’ho imparato anche io. Ecco quattro piccole lezioni che ho fatto mie:
  1. È continuamente una questione di scelta: dobbiamo scegliere dove trovarci in un dato momento, ogni momento. Dobbiamo scegliere a cosa prestare attenzione, scegliere con chi vogliamo stare. Con la persona che ci sta di fronte, in carne e ossa, o con la folla di icone-profilo dell’universo social: l’altrove virtuale che, notifica dopo notifica, ci chiama col canto delle sirene di effimere rassicurazioni (like, cuori, condivisioni, emoticon).
  2. Disconnettersi dalla rete è, oggi come oggi, una forma piuttosto radicale di assenza.
  3. Ma è un tipo particolare di assenza. Il tipo che può condurre a una forma di solitudine tutt’altro che deprecabile: fatta del silenzio della meditazione, della libertà di perdere tempo, della creatività del sogno ad occhi aperti. E dell’otium buono, se non per altro, per conoscersi.
  4. Vivere due settimane senza rete è come andarsene in giro senza scarpe. Prima o poi, ragionevolmente, bisogna rimettersele.
E infatti poi per quella volta le mie prime due settimane OffLive sono finite, mi sono rimesso le scarpe e ho chiuso in Nokia 125 in un cassetto dell’ufficio. Ma ho tornato a sradicare, almeno per qualche tempo, le app più moleste. Perché quel particolare tipo di (mia) assenza, beh, mi è proprio piaciuto, sapete.
(Qui, tra parentesi, una lista linkabile di dumbphone attualmente sul mercato: Essential Phone, Light Phone, Punkt MP01, Nokia 130)