Sembrerebbe che gli smartphone li abbiano rimpiazzati. Con le dovute eccezioni, come quello ispirato a Bruce Chatwin. (Che, per sopravvivere, si sta reinventando per appaiarsi in modo simbiotico ai dispositivi.) No, parlo del blocchetto per gli appunti low cost da tenere nella tasca posteriore dei jeans.

Se iniziate ad avvertire il bisogno di staccare la spina e state meditando di prendervi una pausa dal vostro smartphone c’è un nemico dal quale dovete guardarvi. Si tratta di un avversario piccolo ma insidioso. Che, però, una volta individuato, non potrà più farla franca. Sarà un po’ come spezzare per sempre l’incantesimo di invisibilità che è il suo punto di forza. Almeno, a me è capitato così. Prima non c’era (ma agiva, nell’ombra) e poi era lì: detestabile, opportunista, predatorio.
Precisazione: non è uno, ma tanti, intere legioni. Parlo dei micro-momenti. Il nome (in inglese micro-moments) è stato coniato nel 2015 nientemeno che da Google; da allora i micro-momenti sono il nuovo terreno di battaglia dei guru del marketing, in relazione alle tecnologie mobile, in costante crescita.
Cosa sono i micro-momenti? Sono quegli istanti nell’arco della giornata in cui sorge in noi una necessità, un bisogno o una curiosità che, tempo una manciata di secondi… ecco: abbiamo soddisfatto tramite una sbirciatina online. Necessità, bisogno e curiosità che possono sfociare in un processo di acquisto di un bene o servizio. Un concetto quindi che ne sintetizza due. Tutto parte dal momento: quell’istante in cui un consumatore realizza di avere una necessità che vorrebbe colmare. Sul quale si innesta il secondo concetto: il prefisso micro ben esprime l’estrema rapidità con cui si svolge, su mobile, il processo che porta il consumatore a trovare una risposta alle proprie domande o una soluzione alle proprie necessità.
Vediamo di essere più chiari. Caviamo di tasca lo smartphone in media 180 volte al giorno, per un totale di quasi tre ore spese sul dispositivo. Se la media di sessioni giornaliere è di 150, allora una singola sessione dura circa 60 secondi. Significa che il processo che ci porta all’acquisto di un prodotto non si svolge più in una lunga sessione, seduti alla scrivania davanti ad un PC, ma è fatto di tanti (micro)momenti di ricerca di informazioni e risposte che ci fanno decidere cosa vogliamo acquistare e da chi lo vogliamo acquistare.
Google ha identificato 4 tipologie di micro-momenti:
  • momenti “voglio sapere”: chi non ha mai digitato sul proprio smartphone “come dimagrire”, “come guadagnare di più”, “dentifricio fatto in casa”?
  • Momenti “voglio andare”: come la ricerca di indicazioni stradali per raggiungere un’attività o l’acquisto di un prodotto presso un negozio fisico.
  • Momenti “voglio fare”: in cui il consumatore ha bisogno di aiuto per svolgere una mansione, oppure vuole provare qualcosa di nuovo.
  • Momenti “voglio comprare”: quando l’utente ha già chiaro in testa di voler acquistare un prodotto ma potrebbe non aver ancora deciso quale prodotto e da chi comprarlo.
Brand e fornitori di servizi stanno rapidamente imparando a sfruttare questi micro-momenti per farci trovare bello e pronto, a un tap di distanza, il prodotto che cercavamo. Come? Grazie alla geolocalizzazione dei dispositivi e alla profilazione dei consumatori, che è sempre più precisa per via delle informazioni che volontariamente (o anche solo distrattamente, spensieratamente) carichiamo in rete: aprendo un profilo social, pubblicando una foto su Instagram, facendo la recensione di un ristorante, comprando online, aprendo account a destra e a manca, accettando i cookies di navigazione e iscrivendoci alle newsletter.
E il taccuino? Cosa c’entra con tutto ciò? Avere a portata di mano un taccuino può aiutarvi a disinnescare molti micro-momenti, col loro insidioso potenziale di distrazione e di acquisto compulsivo, senza contare il rischio delle continue derive digitali: interi quarti d’ora spesi sui dispositivi dopo aver soddisfatto (in un minuto) un dubbio sulla legge di gravitazione universale grazie a Wikipedia. Dubbio legittimo, peraltro.
Fate così. Quando vi viene voglia di saperne di più sui collegamenti aerei con Lisbona, sui pastafariani, su Donald Judd; quando vi ricordate di aver sbeccato la vostra mug preferita (quella di Star Wars) o di avere bisogno di un nuovo mouse wireless; oppure quando vi torna la voglia di farvi un tatuaggio, estraete il vostro taccuino e fatevi un appunto, posticipando a un momento successivo il suo approfondimento. Differire la soddisfazione dei micro-momenti ha diversi vantaggi:
  1. Eviterete di distrarvi e perdere tempo mentre state facendo altro.
  2. Vivrete in modo più attento e partecipe il momento dedicato all’approfondimento, che sarà davvero tale. Magari scoprite che Donald Judd, come a me, vi piace una cifra.
  3. Oppure, semplicemente, non esisterà: sarete sorpresi dal numero di voci che, nel momento in cui le avete appuntate, sembravano tanto importanti e successivamente depennerete senza rimpianti.
  4. Eviterete molti acquisti inutili: differire la soddisfazione del desiderio significa anche metterlo alla prova. Forse non vi serve un nuovo mouse wireless. Il vecchio funziona ancora benissimo.